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Chiuse 32 testate negli ultimi due anni, ma metà degli italiani non legge giornali

Chiuse 32 testate negli ultimi due anni, ma metà degli italiani non legge giornali

Negli ultimi due anni 32 testate hanno chiuso i battenti, a causa delle difficoltà del sistema dell’informazione, ma anche della riduzione del sostegno pubblico. Altre 82  potrebbero essere costrette a farlo nelle prossime settimane se il governo non assicurerà i rimborsi per il 2013 e non stanzierà i fondi per questo e gli anni a venire. E’ l’allarme lanciato da sindacati e associazioni di settore in una conferenza stampa al Senato dal titolo “Salviamo i giornali cooperativi o non profit”. Degli oltre 50 milioni promessi per l’anno passato, il governo ne ha al momento messi a disposizione meno della metà. Il sottosegretario con delega all’Editoria, Luca Lotti, è al lavoro per reperire le risorse tra i fondi a disposizione della Presidenza del Consiglio. Per quanto riguarda il futuro gli stanziamenti dovrebbero arrivare con emendamenti alla legge di stabilità al Senato.

Ma è anche vero che oggi in Italia si vende poco più della metà delle copie di quotidiani che si vendevano 25 anni fa. Come emerge dal 48° Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. Dal 1990, anno del massimo storico delle vendite, con poco meno di 7 milioni di copie giornaliere, si è scesi sotto i 4 milioni. La quota di italiani che fanno a meno dei mezzi di stampa è salita al 47%. Il 20,8% della popolazione legge i quotidiani online e il 34,3% i siti web d’informazione.

Si registrano, inoltre, flessioni nel numero dei giornalisti occupati in tutti i segmenti del settore editoriale. Nel 2013 il calo più pronunciato si è registrato nei periodici (-7,7%), seguiti dai quotidiani (-5,6%) e dalle agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1%, pari in valore assoluto a 602 unità lavorative nei confronti dell’anno precedente. Tra il 2009 e il 2013 il numero dei giornalisti fuoriusciti dal settore dell’editoria giornalistica è stato di 1.662 unità, di cui 887 nell’area dei quotidiani (-13,4%) e 638 in quella dei periodici (-19,4%). E se gli iscritti all’Ordine dei giornalisti restano sostanzialmente invariati (112.046 contro i 110.966 del 2011, con un aumento dell’1% circa), sono cambiate però le condizioni alle quali i giornalisti lavorano. Tra il 2000 e il 2013 si è ridotto il lavoro dipendente (-1,6%) ed è cresciuto quello autonomo (+7,1%). Se nel 2000 il lavoro autonomo era svolto da poco più di un giornalista su tre, nel 2012 i giornalisti freelance sono diventati 6 su 10.

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