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Elezioni, giornalisti candidati. Tanti i precedenti illustri

Elezioni, giornalisti candidati. Tanti i precedenti illustri

(Fonte AGI) Sono molti, in questa campagna elettorale e in tutta la storia della Repubblica, i parlamentari con un passato da giornalista alle spalle. Ma spesso alle candidature si accompagnano le polemiche. E i diretti interessati replicano: è come passare dalle parole ai fatti e ogni categoria esprime deputati e senatori, dagli avvocati ai medici. Anche in questa campagna elettorale molti giornalisti tentano l’assalto al Palazzo, da Massimo Mucchetti a Rosaria Capacchione, da Sandro Ruotolo a Mario Sechi, da Corradino Mineo a Roberto Natale.

I precedenti, però, sono illustri. E’ da decenni, infatti, che la politica “prende in prestito” per periodi più o meno lunghi i volti noti del giornalismo televisivo o le firme più illustri della carta stampata.  Andando indietro nel tempo, spiccano nomi eccellenti: da Pietro Ingrao, prima alla direzione dell’Unità poi alla presidenza della Camera, fino a Luigi Einaudi, firma della Stampa, del Corriere della Sera e corrispondente dell’Economist, poi arrivò al Colle (fu il secondo presidente della Repubblica). E ancora: Giovanni Spadolini, direttore del Corriere della Sera e politico nel partito repubblicano, arrivò a ricoprire il ruolo di presidente del Senato e presidente del Consiglio.

Ma i nomi sono davvero tanti: Clemente Mastella, ex Dc, Udeur, ora quota Pdl al Parlamento europeo,  era giornalista Rai e per tanti anni rimase in aspettativa pur facendo politica a tempo pieno. Sergio Zavoli, volto noto in tv alla Rai, entrò al Senato con i Ds nel 2001 e oggi è il presidente della commissione di Vigilanza Rai. Gianni Letta, ex direttore del Tempo, negli ultimi 20 anni braccio destro di Silvio Berlusconi e sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E anche Paolo Bonaiuti, deputato Pdl e portavoce storico di Berlusconi, era vicedirettore del Messaggero. Paolo Guzzanti, ex vicedirettore del Giornale, per molti anni deputato Pdl, da poco ha “divorziato” dal partito del cavaliere.

Tra i giornalisti storici che hanno intrecciato giornalismo e politica ci sono stati per il gruppo di Repubblica, due tra i fondatori: Miriam Mafai che nel 1994 aderì al partito Alleanza Democratica e alle elezioni di quell’anno viene eletta alla Camera per la coalizione di centrosinistra dei progressisti. E il “padre” del quotidiano, Eugenio Scalfari, che venne candidato dal Psi alle elezioni politiche del 1968, anche se si trattò di una sorta di elezione “salvataggio”: Scalfari fu eletto deputato per evitare il carcere grazie all’immunità parlamentare per l’inchiesta sul SIFAR che fece conoscere il tentativo di colpo di Stato chiamato “piano Solo” e per il quale fu querelato dal generale De Lorenzo. Compagno di sventura nella pubblicazione dell’inchiesta, Lino Jannuzzi: anche lui, nello stesso anno, fu candidato con il Psi al Senato.

Nel 1972 un giornale si fa addirittura partito, è il caso del Manifesto, che si presentò alle elezioni ma non superò la soglia di sbarramento. Pochi anni dopo però alcuni protagonisti dell’avventura entrarono ugualmente in Parlamento: Luciana Castellina, deputata nazionale per tre legislature con Democrazia Proletaria, Luigi Pintor eletto come indipendente nel Pci e Rina Gagliardi, che del Manifesto era stata direttrice e che nel 2006 venne eletta nelle liste del Prc al Senato.

Dall’Unità, oltre a Ingrao, provengono soprattutto ex direttori: Massimo D’Alema direttore nell’88 e Walter Veltroni nel ’92. Ma anche Furio Colombo, ex Rai e poi direttore dell’Unità dal 2001 al 2005, deputato con i Ds già dal ’96 e ora deputato Pd.

Ci sono poi i politici provenienti dall’area del “Secolo d’Italia”: Francesco Storace inizia lì la sua carriera e poi diventa capoufficio stampa del Msi-Dn e in seguito di Alleanza Nazionale. Italo Bocchino, oggi deputato Fli, ha alle spalle la militanza nel Msi, portavoce di Giuseppe Tatarella e poi l’assunzione al Secolo. E anche Flavia Perina, deputata Fli, ex direttrice del Secolo.

Ma ci sono anche gli ex giornalisti diventati presidenti di Regione: oltre a Storace, ci sono anche Piero Badaloni nel ’95, giornalista televisivo in Rai per anni, e Piero Marrazzo, pure lui 20 anni in Rai, presidente della Regione Lazio dal 2005 al 2009. Dal mondo Rai provengono anche Francesco Pionati, ex Tg1 ora Adc; David Sassoli, ex Tg1 ora Pd al parlamento Ue; Andrea Sarubbi che dal programma Rai “A sua immagine” è passato al Pd (anche se non è stato ricandidato). Ex Rai anche Giuseppe Giulietti, entrò per concorso nel 1979 e dal ’94 è in Parlamento prima con i Ds, poi con l’Idv, ora è nel gruppo Misto.

Altri nomi che spiccano, quello di Marco Pannella, leader radicale, che nasce dalla fucina del Mondo diretto da Mario Pannunzio, diviene corrispondente da Parigi per il Giorno e infine fonda, nel 1973, del quotidiano “Liberazione”. Renato Farina, deputato Pdl, è stato vicedirettore del “Giornale” ma è stato radiato dall’Ordine dei giornalisti per aver collaborato con i servizi segreti quando era vicedirettore di Libero. Breve esperienza politica per Michele Santoro, candidato al parlamento europeo nel 2004 con l’Ulivo di Prodi: ma appena un anno dopo si dimise perché ottenne il reintegro in Rai. Esperienza analoga per Lilli Gruber, che eletta con l’Ulivo di Prodi nel 2004 nel Parlamento Ue, si dimise nel 2008 per tornare a fare la giornalista.

Un giornalista rifiutò invece l’offerta di entrare in politica: Indro Montanelli. La proposta di candidarsi la ricevette da Ugo La Malfa, presidente del Partito repubblicano e suo amico personale. Era il 1972. Montanelli peroò non accetto e fece girare la proposta a Spadolini.

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