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Giornali online, cattive notizie

Giornali online, cattive notizie

Ma il giornalismo online è in salute? Ieri Audiweb ha pubblicato i dati di febbraio che registrano una crescita del 9,2 per cento degli utenti attivi sulla rete rispetto a un anno fa. Cala, però, dell’11,5 per cento il tempo trascorso sul web e addirittura del 17,9 il numero di pagine visitate nelle 24 ore. Anche i giornali online, con alcune eccezioni, riportano tutti dati negativi. Si va dal -63 per cento dell’Unità (utenti unici nel giorno medio) al -40 per cento del Gazzettino, dal -31 del Tempo al -17 del Messaggero (che sulle pagine viste perde addirittura il 64 per cento). Il Fatto quotidiano cede il 4 per cento di utenti e il 30 per cento di pagine viste. Tiene Repubblica.it, il Corriere.it registra un calo del 5,7 per cento (e sulle pagine viste addirittura del 24,7) mentre è ottima la performance del Sole24 Ore, sia per utenti unici (+39,4 per cento) che per page views (+27,8) e di Quotidiano.net, un vero e proprio boom (+340 per cento), frutto dell’accorpamento dei siti di Resto del Carlino, Giorno e Nazione. A un anno dal lancio, il quotidiano online Linkiesta non decolla e fa segnare poco più di 16mila utenti unici, contro i 234mila di Liquida (che ha assorbito Giornalettismo), i 60mila di Dagospia, i 48mila di Lettera43 e i 37mila del Post, che a quasi due anni dalla nascita cresce del 60 per cento, come già aveva fatto in gennaio. Linkiesta probabilmente paga la scelta del paywall (molto leggero) che ha introdotto per invitare a sostenere finanziariamente il giornale, tentato dal passaggio al modello a pagamento. In generale i dati sulle pagine viste (-10 per cento) peggiorano quelli degli utenti, segno che i lettori trovano meno interessanti i siti di informazione. Qualcun altro si occuperà di trarre le conclusioni del caso, magari riflettendo sulla domanda delle domande: paga davvero in click e quanto il valore aggiunto giornalistico? Va comunque considerato che Audiweb registra solo le utenze da desktop, non quelle da tablet e da smartphone, certamente cresciute nell’ultimo anno soprattutto per la lettura dei giornali. Però proprio dal fronte mobile arrivano le notizie più preoccupanti. Nella sua ultima rubrica sul Guardian Michael Wolff parla di «imploding business model» e ricorda una equazione semplice semplice sulla raccolta pubblicitaria delle news online: $100 offline=$10 on the web=$1 in mobile. Capito?

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