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Giornaliste divise tra famiglia e carriera

Giornaliste divise tra famiglia e carriera

“Donne freelance: la famiglia è un lusso?”. In un Paese tutt’altro che noto per il suo welfare e che annaspa per non crollare, la vita delle giornaliste diventa ancora più precaria, troppo spesso costrette a scegliere tra famiglia e carriera. Per sapere come stanno le cose e come le interpretano le dirette interessate, Nuova Informazione ha condotto una ricerca su 600 colleghe libere professioniste della Lombardia, raccogliendo in un volumetto anche una selezione delle loro testimonianze e confrontando i dati raccolti con quelli nazionali. Il punto di partenza è la constatazione che ancora una volta, in questo momento di profonda trasformazione della società, il mercato del lavoro, la politica dell’occupazione e le stesse politiche di welfare presentano criticità che gravano soprattutto sulle donne. A portare il peso maggiore della precarietà sono indiscutibilmente le freelance, spesso senza garanzie, vittime di ricatti economici dell’editore e delle tensioni nelle redazioni. Ma in un mondo declinato al maschile tutto il lavoro delle donne è sotto schiaffo, e anche chi un contratto ce l’ha continua a scontrarsi con rigide barriere alla carriera. Come dimostra l’indagine comparativa “Professione giornalista” sui percorsi di carriera delle giornaliste e dei giornalisti italiani, condotta dall’Osservatorio di Pavia per il Gruppo sulle Pari Opportunità del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, illustrati insieme alla ricerca di Nuova Informazione martedì 26 febbraio al Circolo della Stampa di Milano. Esperienze professionali in età lievemente più matura, ingresso ufficiale nella professione ritardato (una su 4 dopo i 30 anni, rispetto al 15% fra i maschi), anche se il periodo medio di ”gavetta’ è pressoché uguale. Per il 54% delle donne (il 50% fra gli uomini) il giornalismo era ”un sogno, una vocazione”, ma una su cinque ha cominciato a fare questo lavoro ”per caso” e solo il 14% (rispetto al 19% fra gli uomini) ha intrapreso la professione per servizio/impegno civile, politico e culturale. E intanto rimane sempre arduo per le donne raggiungere i livelli di vertice nelle testate: nonostante livelli di qualificazione più alti, solo il 14% delle giornaliste riesce a raggiungere i gradi più elevati di carriera (direttrice, caporedattrice), contro il 27% degli uomini.

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