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Giornata mondiale per la libertà di stampa: Italia solo 77ª

Giornata mondiale per la libertà di stampa: Italia solo 77ª

La libertà di stampa è un diritto sancito nell’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, quale valore “essenziale alla costruzione di una di una società libera e democratica”. Si tratta, dunque, di un diritto fondamentale, “prerequisito per la protezione e la promozione di tutti gli altri diritti umani”. Tuttavia, come ricordato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e dal Direttore Generale dell’UNESCO, Irina Bokova nella Dichiarazione congiunta rilasciata proprio in occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa 2016, oggi 3 maggio, l’esercizio di tale diritto, “non avviene automaticamente” ma necessita di un ambiente sicuro, nel quale “tutti possano parlare liberamente e apertamente, senza timore di rappresaglie”.

Per Ban Ki-moon e Irina Bokova, il XX anniversario di questa importante giornata rappresenta l’occasione per “rinnovare il nostro impegno in un’epoca irta di sfide”. Ogni giorno la libertà di stampa affronta nuove minacce: più di 600 giornalisti sono stati assassinati negli ultimi dieci anni e molti di loro erano corrispondenti in aree non interessate da conflitti. Purtroppo, un diffuso clima d’impunità perdura: basti pensare che, ogni dieci casi di omicidio con vittima un giornalista, nove rimangono impuniti. Inoltre, ancora troppi lavoratori nel settore dei media subiscono intimidazioni, minacce e violenza e molti altri ancora sono vittime di detenzione arbitraria e torture.

Proprio pochi giorni fa è stata pubblicata la classifica 2016 di “Reporters sans Frontieres” sulla libertà di stampa nel mondo, dove l’Italia perde quattro posti scivolando dalla 73ª piazza dell’anno scorso alla 77ª attuale, fanalino di coda in Europa, seguita solo da Cipro (81), Grecia (89) e Bulgaria (113).

Su 180 Paesi considerati si evidenzia un generale peggioramento nelle condizioni di lavoro dei giornalisti rispetto al 2015, tra pressioni degli Stati e degli interessi privati. L’area in cui i media sono più liberi è il Vecchio Continente, seguito dall’Africa che, per la prima volta dal 2002, anno in cui sono cominciate le rilevazioni, supera l’America, dove pesano soprattutto i tassi di violenza contro la stampa in continua crescita nel Sud America. L’Asia invece continua ad essere il continente peggio valutato. La Finlandia continua ad occupare il gradino più alto del podio dal 2010; alle sue spalle l’Olanda, che guadagna due posti, e la Norvegia, che scende in terza posizione. Chiudono Turkmenistan, Corea del Nord e Eritrea.

Tornando al nostro Paese, riportando fonti della stampa italiana secondo cui “fra 30 e 50 giornalisti sono sotto protezione per minacce”, Rsf sostiene che i più bersagliati siano quelli che indagano su corruzione e organizzazioni criminali.

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