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Il 75% dei giornalisti è pessimista per il futuro. Il presidente dell’Ordine chiede la riforma della professione

Il 75% dei giornalisti è pessimista per il futuro. Il presidente dell’Ordine chiede la riforma della professione

I giornalisti vedono nero: quasi il 75% è convinto che molte testate tradizionali andranno in crisi o chiuderanno nei prossimi cinque anni e che i quotidiani nazionali saranno di gran lunga i più penalizzati dalla crescita di Internet. È quanto emerge da una ricerca realizzata in occasione dei 50 anni della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, celebrati oggi a Roma con il convegno “Giornalisti: mezzo secolo di Ordine tra etica, professionalità e cambiamento”.

Secondo lo studio, che ha coinvolto 1.681 giornalisti, la radio è considerata il mezzo più rispettoso della deontologia professionale, seguito da quotidiani, Internet e per ultima la tv. Per accrescere l’etica, i giornalisti sono convinti che sia necessario formare meglio i futuri professionisti e sospendere le sovvenzioni alle testate che hanno comportamenti sbagliati.

Al convegno sono intervenuti il presidente del Consiglio nazionale Enzo Iacopino; il professor Enrico Finzi che ha presentato la ricerca “I giornalisti italiani, l’etica professionale e l’informazione on line”; Monica Maggioni, direttrice di Rai news; Caterina Malavenda, avvocato cassazionista, penalista e giornalista pubblicista; Francesco Occhetta, giornalista e gesuita.

Ad aprire i lavori il presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino “Dobbiamo mettere in campo un’idea di riforma della professione che punti a dare riconoscimento alle migliaia di giovani di tante età che vivono ai margini delle redazioni, a volte senza contributi. Dobbiamo avere il coraggio e la competenza per cambiare con la consapevolezza che qualcosa è stato fatto, a partire dalla Carta di Firenze. Per la riforma serve però il contributo di tutti, non solo i politici, ma anche i giornalisti a prescindere dal bollino che hanno”. Iacopino ha anche ricordato che dal 2006 ad oggi oltre 1.300 giornalisti sono stati minacciati.

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