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Inpgi, approvato aumento dell’aliquota contributiva a carico delle aziende e revisione della disciplina di disoccupazione

Inpgi, approvato aumento dell’aliquota contributiva a carico delle aziende e revisione della disciplina di disoccupazione

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – di concerto col Ministero dell’Economia e delle Finanze – ha espresso il proprio parere favorevole alle delibere approvate dal Consiglio di amministrazione dell’Inpgi il 30 luglio scorso, con le quali l’Istituto previdenziale per giornalisti decideva da un lato l’aumento dell’aliquota contributiva a carico dei datori di lavoro e dall’altro ridefiniva la disciplina del trattamento di disoccupazione in caso di dimissioni volontarie del giornalista.

Il primo provvedimento nasce dal progressivo acuirsi dello stato di crisi del settore dell’editoria, che ha determinato una crescita esponenziale delle prestazioni temporanee, soprattutto per applicazione di contratti di solidarietà e Cigs. Pertanto, in base all’intesa intervenuta il 24 giugno 2014 tra le Parti Sociali in occasione del rinnovo del CNLG, è stato previsto che, fino al 31 dicembre 2016, il contributo per finanziare gli ammortizzatori sociali sia temporaneamente elevato, nella quota a carico del solo datore di lavoro, della misura dell’1%.

La revisione della disciplina della disoccupazione – che produce i suoi effetti dal 16/10/2014 – prevede invece l’abolizione di tale trattamento in caso di dimissioni o risoluzione consensuale anche in presenza di crisi aziendale. Continueranno ad essere tutelati i casi di: licenziamento, cessazione di contratti a termine, dimissioni per giusta causa, dimissioni intervenute durante il periodo tutelato di maternità e risoluzioni consensuali intervenute nell’ambito di una procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Avranno il riconoscimento della “giusta causa” le dimissioni determinate dal mancato pagamento della retribuzione, dall’aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro, da modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative, da mobbing, da notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione dell’azienda, da spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive” e infine da comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.

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