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L’Italia non è un Paese per giornalisti

L’Italia non è un Paese per giornalisti

L’Italia è tra i Paesi più pericolosi per i giornalisti. Lo dice l’Index on censorship’s mapping media freedom. Ultimo caso quello del cronista di Report, Giorgio Mottola, aggredito e immobilizzato per aver chiesto un’intervista ad Andrea Pardi, amministratore unico della Società Italiana Elicotteri (concessionaria di Agusta Westland) che dopo avergli rotto la telecamera, “lo ha trascinato dentro l’ufficio e lo ha immobilizzato stringendolo al collo con un braccio”.

Dal maggio 2014, il progetto ‘Index on censorship’s mapping media freedom’ ha documentato le violazioni dei media in tutta l’Unione europea, compresi i paesi candidati e limitrofi. Le registrazioni delle oltre 1.000 violazioni raccolte finora – così come riportato dal sito Index – hanno esposto i pericoli affrontati dai giornalisti in tutto il continente. Tra il 1 maggio e il 30 settembre 2015, 285 violazioni della libertà dei media sono stati registrati e verificati. Più di un terzo gli incidenti – 108 casi – incluse le molestie nei confronti dei giornalisti. I cinque paesi con i rapporti più verificati sono: Turchia (40), Italia (38), Ungheria (20), Francia (18) e Croazia (17). Seguono l’ex Iugoslavia (Serbia, Croazia, Bosnia, Macedonia, Montenegro, Kosovo e Slovenia) che hanno avuto un totale di 55 su 285 incidenti che sono stati verificati da corrispondenti regionali.

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