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Un collega precario che si è cancellato dall’Ordine: “Fino ad oggi a cosa mi è servito?”

Un collega precario che si è cancellato dall’Ordine: “Fino ad oggi a cosa mi è servito?”

Pubblichiamo la lettera aperta di un collega precario che si è cancellato dall’Ordine dei giornalisti (tratto dal sito www.fnsi.it)

Ho chiesto e ottenuto di essere cancellato dall’albo dei giornalisti. Con questa piccolo, inutile gesto per la collettività, rivendico una dignità individuale contro il precariato e l’immobilismo delle istituzioni. Invito tutti coloro, giornalisti pubblicisti e professionisti precari, i quali si sentono umiliati dalla loro condizione di lavoro, a chiedere la cancellazione dall’albo.

Un paio di settimane fa ho preso una decisione dura, piena di dubbi: ho mandato una raccomandata all’Ordine dei giornalisti della Lombardia per chiedere di essere cancellato dall’albo dei professionisti. Mi sono sentito preso in giro dall’Ordine per due anni (sono professionista da fine 2010), e sul sindacato meglio che mi taccia. Se siamo arrivati a questo punto, qualcuno ne avrà pure colpa. Quest’anno ho deciso di non buttare via 100 euro, più un’obbligatoria iscrizione all’Inpgi che nel 2012 mi ha chiesto tanti euro di contributi quanti ne ho guadagnati. Ad aprile andrò via dall’Italia fino a fine anno per un progetto in ambito europeo, siccome di giornalismo in Italia non riesco a camparci. Ma non metterò da parte l’idea di scrivere. Tanto posso farlo lo stesso, non c’è mica bisogno di essere nell’albo dell’Ordine per scrivere su un giornale, no?

Mentre in posta infilavo nella busta il tesserino da restituire all’Ordine, un misto di rabbia e sconforto mi stava quasi per sconvolgere l’animo. Mi sono sentito colpevole, di fronte alla mia famiglia che ha fatto sacrifici per darmi la possibilità di studiare, di avere voluto frequentare una scuola di giornalismo, che costa come un giro del mondo. Forse è colpa mia, certo non lo escludo. Forse in questa situazione di crisi solo i migliori riescono, e io non sono tra questi. Ma la rabbia mi rimane, perché per principio, ripeto, per principio, e in una repubblica che dice di fondarsi sul lavoro!, certe paghe non dovrebbero essere azzardate nemmeno con il pensiero. Questo vale per tutti i settori, ma ancor più per la categoria dei giornalisti, siccome spesso, a mio parere, ha la presunzione di considerarsi custode della rettitudine. Il Consiglio dell’Ordine lombardo ha già provveduto alla cancellazione del mio nome dall’albo. Con questo piccolo, inutile gesto per la collettività, rivendico una dignità individuale contro il precariato e l’immobilismo delle istituzioni. Invito tutti coloro, giornalisti pubblicisti e professionisti precari, i quali si sentono umiliati dalla loro condizione di lavoro, a chiedere la cancellazione dall’albo. Primo, perché se si è precari non serve essere iscritti all’Ordine, non essendoci contrattualizzazione giornalistica. Secondo, perché se per grazia ricevuta dovesse essere offerta un’assunzione, si può sempre iscriversi di nuovo. E terzo a pari merito col primo, perché se in massa ci cancelliamo dall’Ordine, togliamo un po’ di legittimità a un organo che non ci tutela, e magari succede qualcosa. Se Enzo Iacopino dovesse leggere questa lettera, so ciò che penserebbe per ribattere: si sta decidendo sull’equo compenso. A 28 anni, mi dicono, non si è imparato ancora molto dalla vita. Ma a una cosa ci sono arrivato. Non mi fido più di promesse, dichiarazioni, commissioni che si riuniscono. Aspetto i fatti e le conseguenze di medio termine, almeno. Perché intanto è già passato un anno e mezzo dal convegno di Firenze sul precariato. Se poi l’equo compenso sarà una legge davvero utile, sarò felice di chiedere scusa per la mia sfiducia.

Daniele Ferro

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