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Vignetta equiparata a editoriale. La Cassazione accetta ricorso Mediaset

Vignetta equiparata a editoriale. La Cassazione accetta ricorso Mediaset

Le vignette, proprio “per la capacità di suscitare l’attenzione dei lettori, hanno un valore quasi pari ad un editoriale”, pertanto anche il diritto di satira soggiace a dei limiti. Lo afferma la Cassazione, accogliendo il ricorso di Mediaset costituitasi parte civile per contrastare una decisione della Corte d’appello di Roma (ottobre 2010) che ha assolto “perché il fatto non costituisce reato” sia il direttore di “Repubblica”, Ezio Mauro, sia il vignettista Altan per una vignetta pubblicata il 26 ottobre 2001 sul quotidiano con la didascalia: “il cav. Silvio Banana vuole indietro la sua onorabilità e la mazzetta che Mediaset ha imprestato alla Finanza”.

La vignetta, spiega la Suprema Corte, faceva “evidente riferimento alla sentenza della Cassazione relativa al processo ‘Videotime’ per le tangenti che aveva confermato la condanna della Fininvest ed aveva assolto Berlusconi che aveva dichiarato di aspettarsi che la stampa gli restituisse la sua onorabilità”. Nella vignetta, come spiega sempre la sentenza 5065 della Quinta sezione penale, era stata indicata “erroneamente Mediaset estranea ai fatti, al posto della Fininvest”. Cionostante, il giudice di merito, nel 2010, dopo avere rilevato che “oggetto della satira era Silvio Berlusconin e non una delle due società”, aveva escluso che nella condotta degli imputati ci fosse stato “il dolo” e aveva escluso pure che potesse ricorrere la “colpa”. Da qui l’assoluzione del direttore e del vignettista. Il giudizio penale, poiché non c’è stata impugnazione della Procura, non è più modificabile e quindi resta ferma l’assoluzione degli imputati dai reati contestati (l’accusa per Altan era di diffamazione, per Mauro di omesso controllo) tuttaviala Cassazione, accogliendo il ricorso di Mediaset, ha disposto un nuovo esame davanti al giudice civile per stabilire il giusto risarcimento. La Corte spiega che della questione oggetto di satira “avevano parlato tutti i giornali e la sentenza della Cassazione era stata emessa pochi giorni prima della pubblicazione della vignetta. Di tali documenti di facile accesso, specialmente per dei giornalisti, emergeva con assoluta chiarezza che la decisione riguardava gli amministratori della Fininvest e non di Mediaset”.

Per la Suprema Corte inoltre è “evidente la contraddizione logica della motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui afferma che l’Altan non aveva alcun mezzo per evitare il lapsus, mentre in un altro passaggio sostiene che tutti i giornali avevano scritto che la sentenza della Cassazione riguardava gli amministratori Fininvest e non Mediaset”.

Insomma, secondo la Cassazione era “del tutto agevole evitare l’errore”. Quanto al direttore di “Repubblica”, i giudici spiegano che “vanno verificati i profili della colpa necessaria per l’affermazione di responsabilità in ordine al reato, ricordando che è ben difficile che sfugga al direttore l’errore contenuto nella prima pagina del giornale e, precisamente nella vignetta che, per la capacità di suscitare l’attenzione dei lettori, ha un valore quasi pari ad un editoriale”.

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